***  NEWS DAL MONDO ASTRONAUTICO & ASTRONOMICO ***
  08/02/2011 La Navicella Keplero scopre un nuovo sistema planetario.

credit: NASA / Tim Pyle



Kepler-11 è una stella simile al Sole attorno al quale orbitano sei pianeti. A volte, due o più pianeti passano insieme davanti alla stella, come mostrato a sx. nella concezione di un artista, un transito simultaneo di tre pianeti osservati dalla sonda Kepler  il 26 agosto 2010.
Keplero-11, che si trova a circa 2.000 anni luce dalla Terra.

"Il-11 sistema planetario di Keplero è incredibile," ha detto Jack Lissauer, uno scienziato planetario e un membro della Keplero team presso il NASA Ames Research Center, Moffett Field, California, "E 'incredibilmente compatto, è incredibilmente piatto, c'è un numero sorprendentemente elevato di grandi pianeti in orbita vicino alla loro stella - non conosciamo sistemi di questo tipo."

In altre parole, Keplero-11 è il più completo e più compatto sistema planetario scoperto oltre il nostro.

"Poche stelle sono note per avere più di un pianeta in transito, e Keplero-11 è la prima stella conosciuta ad averne più di tre", ha detto Lissauer. "Sappiamo che i sistemi di questo tipo non sono comuni, molto meno dell'uno per cento di stelle che hanno sistemi come Keplero-11. Ma potrebbe anche essere uno  su mille, uno su diecimila o uno su un milione, non possiamo saperlo con certezza perché abbiamo solo osservato il primo."

Tutti i pianeti in orbita Keplero-11, una stella nana gialla, sono più grandi della Terra, con i più grandi di dimensioni paragonabili a Urano e Nettuno. Il pianeta più interno, Keplero-11b, è dieci volte più vicino alla sua stella rispetto alla Terra è al Sole. Spostandoci verso l'esterno, gli altri pianeti sono Kepler-11c, Keplero-11D, Keplero-11e, Keplero-11F, e il pianeta più esterno, Keplero-11g, è due volte più vicino alla sua stella rispetto alla Terra è il Sole.
Fonte: NASA

31 Gennaio 2011 Lancio di  Apollo 14

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esattamente quarant'anni fa, il 31 gennaio 1971 veniva lanciato Apollo 14, era la terza missione lunare, dopo che il viaggio di Apollo 13 era terminato con un quasi disastro... Le speranze della NASA e di tutti gli americani erano nelle mani di Alan Shepard mitico astronauta Mercury e primo americano nello spazio, Stuart Roosa pilota del modulo di comando e Edgar Mitchell pilota del modulo lunare.

Per conoscere l'intera storia con particolari e immagini inedite: PROGETTO APOLLO

27 Gennaio 2011 Ricordiamo Apollo 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tragedia avvenne sulla rampa di lancio durante il test finale della missione inizialmente denominata  Apollo 204. Sarebbe stata lanciata il 21 febbraio 1967, ma gli astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee persero la vita nell'incendio del modulo di comando
 

Gli astronauti dell'Apollo erano entrati nella capsula alle ore 13 di Venerdì 27 Gennaio 1967. I problemi sorsero immediatamente. Il primo problema fu quando Gus Grissom entrato nella navicella dopo aver  collegato a sua fornitura di ossigeno dal veicolo spaziale,  disse di aver sentito  uno strano odore nella tuta spaziale come un "odore acre". L'equipaggio si fermò per vedere se l'aria tornava ad essere normale, il centro di controllo  dopo averne discusso con Grissom decise di continuare il test.

Il problema successivo fu  un forte flusso di ossigeno che periodicamente attivava il master allarm. Anche in questo caso si continuò con la promessa che se ne sarebbero occupati dopo...

Un terzo problema sorse nel settore delle comunicazioni. In un primo momento, le comunicazioni difettose sembravano essere unicamente tra il comandante  Grissom e la sala di controllo. Più tardi, la difficoltà si estesero a tutto l'equipaggio, la sala di controllo e il complesso 34.

Questo problema nelle comunicazioni spostò di circa 30 minuti il conteggio dalle 5:40 pm alle 06:31 pm, quando i controllori di volo stavano per far ripartire l'orologio gli strumenti a terra mostrarono un aumento inspiegabile del flusso di ossigeno nelle tute spaziali. Uno dei membri dell'equipaggio, presumibilmente Grissom, si era spostato leggermente.

Quattro secondi dopo,  l'astronauta Chaffee urlò: "Fuoco, sento odore di fuoco". Due secondi dopo, la voce di White si fece più insistente: "Fuoco nella cabina di guida!"

Le procedure per la fuga di emergenza richiedevano normalmente 90 secondi. Ma in pratica l'equipaggio non aveva mai compiuto questa operazione in soli 90 secondi... adesso si trattava di farlo con il fuoco e il fumo che avvolgeva i tre uomini!

Fiamme e spesse nuvole di fumo nero riempirono la white room. L'istinto fece allontanare molti uomini, ma altri cercarono di salvare gli astronauti.

Il calore intenso e il denso fumo non resero possibile nessun intervento, purtroppo era troppo tardi. Gli astronauti erano morti. Una commissione medica stabilì che gli astronauti erano  morti per asfissia da monossido di carbonio. L'incendio aveva distrutto il 70% della tuta spaziale di Grissom, il 20% della tuta di White e del 15% di la tuta di Chaffee.

Dopo la rimozione dei corpi, la NASA sequestrò tutto ciò che al momento del lancio era nel complesso 34. Il 3 febbraio, l'Amministratore della NASA Webb istituì una commissione d'esame per indagare a fondo la questione. Gli ingegneri smontarono per per pezzo la navicella e  dimostrarono che l'incendio è divampato vicino a uno dei fasci di cavi proprio di fronte al sedile di Grissom sul lato sinistro della cabina.

Nella primavera del 1967, il dottor George E. Mueller, Amministratore associato per i voli con equipaggio  della NASA, annunciò che la missione prevista per Grissom, White e Chaffee sarebbe stata denominata Apollo 1 per onorare la memoria dei tre astronauti scomparsi

Il Programma lunare aveva già chiesto il suo tributo agli uomini.

Per conoscere l'intera storia con particolari e immagini inedite: PROGETTO APOLLO

21 Gennaio 2011- Flyby con Phobos
  La sonda Mars Express ha inviato le immagini riprese durante il flyby del 9 gennaio 2011. Mars Express è passata ad una distanza di soli 100 km dal più grande dei satelliti di Marte: Phobos.

     

Spettacolari immagini di Phobos ripreso durante il flyby.  credit:ESA

 

11 Gennaio 2011 -  Primi risultati di Plank

Satellite Plank credi:satellite/plank

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«L’Italia in questi anni ha raggiunto – rileva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese - una posizione di eccellenza nel campo dell’osservazione ed esplorazione dell’Universo vicino e lontano. L’importante contributo italiano dato al successo della missione Planck ne è una conferma».

Oggi 11 gennaio 2011 vengono infatti resi pubblici i primi, attesissimi, risultati scientifici della missione. Risultati presentati dalla Planck Collaboration a Parigi, proprio questa settimana, nel corso di un importante convegno su ben 25 articoli scientifici sottomessi per la pubblicazione adAstronomy & Astrophysics.

Planck ha rilevato l’esistenza di una popolazione di galassie, altrimenti invisibili, a miliardi di anni indietro nel tempo: avvolte nella polvere, in esse si formavano stelle a un ritmo vorticoso, da 10 a 1000 volte più rapido di quello che possiamo osservare oggi nella nostra galassia. Si tratta di misure mai effettuate prima a queste lunghezze d’onda. fonte: official web: Satellite/Plank

La distribuzione delle sorgenti compatte nell'ERCSC

In alto a sinistra: la posizione nel cielo di tutte le sorgenti galattiche dell'ERCSC.

In alto a destra: la posizione nel cielo di tutte le sorgenti extragalattiche dell'ERCSC.

Sopra a sinistria: immagine della prima survey a tutto cielo di Planck con evidenziate, nei sei riquadri, le posizioni dei primi campi utilizzati per rilevare e studiare le anisotropie del fondo cosmico infrarosso.

Sopra a destra:Mappa sintetica delle componenti anomale rilevate da Planck: sullo sfondo, la distribuzione galattica dell'emissione in eccesso; nei due riquadri, l'emissione anomala della polvere proveniente dalle nubi molecolari di Perseo e di Rho Ophiuchus. I

Sopra: Mappa della distribuzione galattica dell'emissione in eccesso, sovraimpressa sulla mappa dell'intero cielo a microonde ottenuta da Planck al termine del primo anno di osservazione. 

Crediti: ESA/Planck Collaboration

  09 Gennaio - 2011 - Dalle missioni Apollo: la Luna come la Terra 

Composizione  interna della LUNAcredit: NASA

 

Passive Seismic Experiment contenuto nell'ALSEP ( Apollo Lunar Surface Experiments Package) Lasciato sulla Luna dagli astronauti della missione Apollo 14 durante la prima attività extraveicolare (EVA1) credit:NASA

Tracciato originale inviato sulla Terra dagli strumenti dell'ALSEP (collezione dell'autore)

 

 

 

 

 

 

Un team di ricercatori della NASA analizzando e comparando i dati delle missioni Apollo, ha scoperto che la Luna possiede un nucleo simile a quello terrestre.

Riuscire a determinare i dettagli del nucleo lunare è un fattore importante per lo sviluppo di modelli accurati per comprendere la formazione della Luna.

Applicando le tecniche attuali ai risultati delle missioni Apollo i dati mettono in evidenza l'evoluzione di un processo naturale attraverso il quale il nostro satellite può aver generato e mantenuto un proprio forte campo magnetico.

Le scoperte rivelano che la Luna possiede un nucleo interno ricco di ferro con un raggio di circa 150 km e un nucleo fluido più esterno composto da liquido di ferro che ha un raggio di circa 320 km, a  differenza della Terra che possiede uno strato di confine parzialmente fuso che arriva a circa 500 km di raggio.

La ricerca indica anche che il nucleo lunare contiene una piccola percentuale di elementi leggeri come lo zolfo, confermando i nuovi dati raccolti sulla Terra che suggeriscono la presenza di elementi leggeri come lo zolfo e l'ossigeno in uno strato intorno al nostro nucleo.

Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti durante le vaste esplorazioni delle missioni Apollo che distribuirono quattro sismografi tra il 1969 e il 1972 e registrarono attività sismica lunare fino alla fine del 1977.

Reene Weber, capo ricercatore e scienziato della NASA presso il Marshall Space Flight Center di Untsville, Alabama: "abbiamo applicato ai dati raccolti dai sismografi lasciati sulla Luna, metodologie utilizzate nella sismologia terrestre, scoprendo per la prima volta l'esatta  composizione del nucleo lunare". Oltre al team della NASA hanno lavorato al progetto anche l'Università della California a Santa Cruz e l'Istituto di Fisica del Globo di Parigi. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science.
 

Prosegue Weber: "speriamo di continuare a lavorare con i dati raccolti dalle missioni Apollo e affinare sempre più le tecniche d'analisi per giungere a nuovi risultati".

Le future missioni della NASA contribuiranno a raccogliere dati più dettagliati. Quest'anno dovrebbe partire la missione denominata GRAIL (Gravity Recovery and Interior Laboratory)
La missione consiste nel lancio di due sonde spaziali gemelle  che entreranno in orbita intorno alla Luna (in tandem) e per diversi mesi misureranno il campo gravitazionale con un dettaglio mai raggiunto prima. Questo darà ai ricercatori di tutto il mondo la possibilità di comprendere le strutture del sottosuolo, le strutture della crosta e la storia termica della Luna.

La NASA e le altre agenzie spaziali stanno studiando un piano di monitoraggio geofisico della Luna da attuarsi nelle missioni internazionali per il prossimo decennio.

Mi piace ricordare che ancora una volta le missioni Apollo confermano il loro valore scientifico oltre che tecnologico e l'immenso apporto dato alla scienza, fino ad oggi le stime delle proprietà e delle dimensioni del nucleo lunare erano state oggetto di disaccordi tra gli scienziati. I  sofisticati apparati attuali hanno permesso di comprendere e analizzare in  profondità i dati raccolti 40 anni fa. Credo che le missioni Apollo, riserveranno agli scienziati altre sorprese... I dati sono ancora la e aspettano di essere compresi.

fonte: NASA 

5 Gennaio 2011 Mars Reconnaissance Orbiter

Mars Orbiter Sees Rover Opportunity at Crater Edge  photo credit:  NASA / JPL-Caltech / Univ. di Arizona

 

 

Il 31 dicembre scorso, la fotocamera della Mars Reconnaissance Orbiter, HiRISE, (High ResolutionImaging Science Experiment) ha acquisito l'immagine del rover  Opportunity  sul bordo S/W del cratere  "Santa Maria" nel giorno marziano (sol) 2466 dall'inizio della missione del rover su Marte.Opportunity è all'interno del cratere per rilevare la geometria degli strati di roccia e per definire la stratigrafia e il processo d'impatto. Santa Maria è un cratere di 295 metri di diametro, relativamente giovane. Il cratere, si trova nella Meridiani Planum, e dista circa 6 km.    dal bordo del cratere Endeavour molto più grande,che sarà la destinazione prossima di Opportunity. Il bordo di Endeavour contiene   l'indicazione  spettrale  di minerali argillosi e si ritiene che si siano formati per la presenza di acqua in passato. I dati del Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer, riportano indicazioni della presenza di solfati   idrati sul bordo sud-orientale  del cratere Santa Maria. Il team prevede di utilizzare il rover Opportunity  per indagare quella zona durante la congiunzione solare tra la  fine   Gennaio e l'inizio di  febbraio. Durante tale periodo, Marte sarà quasi dietro al Sole (dal punto di vista della Terra) e i comandi al veicolo spaziale saranno abbastanza limitati. Successivamente Opportunity attraverserà a N/W verso il bordo del cratere Endeavour, e verrà aiutata nella navigazione dalle immagini di HiRISE, anche per visitare alcuni interessanti crateri più piccoli che troverà lungo il suo percorso. fonte:NASA 

   

  4 Gennaio 2010 - Proseguono i test sul serbatoio del Discovery

I tecnici della NASA presso il Kennedy Space Center in Florida inizieranno oggi le modifiche alle 34 travi di sostegno, (cosciali) sul serbatoio esterno dello Space Shuttle Discovery. I tecnici inseriranno delle fasce metalliche nell'area di spinta dal serbatoio esterno al fine di aumentare il sostegno strutturale alle traverse. Le aree di spinta si trovano nei punti di attacco tra il serbatoio e il booster a propellente solido e subiscono il maggior stress durante il volo. Il lavoro durerà circa una settimana. Le squadre attualmente stanno eseguendo la scansione su tutte le traverse del serbatoio con un dispositivo a raggi x (CR) che consente ai progettisti di vedere sotto la schiuma isolante. Il team di ingegneri si riunirà nuovamente Giovedi per stabilire se e quante modifiche saranno necessarie sulle traverse rimanenti. Le riparazioni delle quattro fessure sulle traverse che sono state scoperte il 29 dicembre, sono iniziate ieri e dovrebbero essere completate a metà settimana e sono simili alle riparazioni effettuate sulle crepe trovate su due traverse il 5 novembre durante il tentativo di lancio. La prossima data di lancio per il Discovery STS-133 resta il 3 febbraio con una finestra di lancio che si estende fino al 10 febbraio. fonte:NASA 

 

Un tecnico al lavoro. Photo credit:NASA/FrankieMartin

 

  4 Gennaio 2011 - 400 anni fa: Galileo Galilei e il cannocchiale

Le notti tra il 4 e il 15 gennaio del 1610, saranno probabilmente tra le più importanti nella storia dell'astronomia. l'italiano Galileo Galilei, punta il cannocchiale (un tubo di legno rivestito di carta, dotato di un obiettivo bi-convesso e un oculare piano-convesso.Ingrandiva circa 14 volte) verso il cielo e osserva i crateri e le    montagne della Luna,  il movimento delle macchie sul Sole, quattro Lune  che    ruotano intorno a Giove, le fasi di Venere, e le stelle della Via Lattea. La figura di Galileo Galilei nella storia della scienza, non è stata solo un emblema, ma  il cardine attorno al quale ha sempre ruotato il rapporto dell'uomo con la realtà che lo circonda. L'essere umano da sempre circondato da questo immenso e sconosciuto universo celeste. 

 

 

Galileo Galilei e il suo "primitivo" cannocchiale.

 

  2 Gennaio 2011 - Il cratere Tycho

Il cratere Tycho  credit:NASA/GFSC

Il cratere lunare Tycho prende il nome dall'astronomo del 16° secolo, il danese Tycho Brahe. Tycho è un cratere di 85 km di diametro, situato a 43,3 ° S, 11,2 ° W. Uno dei crateri più visibili della Luna. Il materiale espulso è così diffuso che gli astronauti della missione.  Apollo 17 hanno campionato dei suoi proietti ad oltre 2000 km di distanza dal cratere! Gli scienziati hanno datato i campioni di Tycho a circa 110 milioni di anni.

 

  

 

 

Nel dettaglio è visibile un blocco di 320 mt. eiettato dall'impatto che ha formato il cratere

 

  30 Dicembre 2010 Giove e la sonda Cassini.

Dieci anni fa, il 30 dicembre 2000, la navicella spaziale della NASA Cassini ha fatto il suo approccio più vicino a Giove nel suo cammino verso l'orbita intorno a Saturno.

Lo scopo principale è stato quello di utilizzare la gravità del più grande   pianeta del nostro sistema solare come una fionda. L'incontro con Giove, il fratello maggiore di  Saturno, ha dato al progetto Cassini un laboratorio ideale per testare i suoi strumenti prima di arrivare al pianeta con gli anelli, poi raggiunto nel 2004. Fonte: NASA

 

Giove visto dalla Cassini durane il Fly-by. credit:NASA

   
 

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