The Dedalus Team 
 

 

 

 

 

 

 

 

Cape Canaveral 2008 ASF

 

Questa pagina è dedicata agli amici che hanno condiviso i miei viaggi. Unici italiani presenti alla manifestazione. Un gruppo di irriducibili appassionati con i quali ho visitato i luoghi mitici.

  Formazione del Team: Ho incontrato Giovanni per puro caso, (con le ciaspole ai piedi) e sentite sentite: non credeva agli allunaggi, almeno non ne era pienamente convinto. Gli ho detto: Perchè non vieni con me a Cape Canaveral? Chiedetegli cosa ne pensa adesso...

  Marco mi aveva contattato per alcuni oggetti da collezione chiaramente spaziali, poi ha saputo che incontravo il comandante di Apollo 13... ha deciso che non poteva perdere l'occasione di conoscere il suo mito vivente: Jim Lovell!

Com'è andata a finire lo leggerete più avanti...

  E infine Paolo, conosciuto a Rovereto nel periodo in cui lavoravo all'organizzazione della mostra presso il Museo Civico, astrofilo  e appassionato di Space Shuttle ha pensato che fosse una buona occasione per vedere un lancio. Ed ecco formato il Team.

   E' ormai irresistibile il desiderio di rivedere i luoghi e gli astronauti con i quali si è creato un rapporto di amicizia.

   Devo molto a Charlie Duke che ha scritto la prefazione di Progetto Apollo, così come a Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Michael Collins fino a Gene Cernan passando per Alan Bean, Jim Lovell, Fred Haise, Edgar Mitchell, Dave Scott, Alfred Worden e tutti gli altri astronauti che hanno collaborato alla riuscita del libro con la loro disponibilità.

   Molte delle foto che vedrete sono state scattate dagli amici Giovanni Colombo di Milano,  Paolo Baldo di Trento e Marco Borgini di Cagliari che con il loro entusiasmo e l'allegria hanno reso indimenticabili i momenti passati insieme.

   Il viaggio di 11 giorni  è stato intenso, abbiamo partecipato  a numerosi eventi, non ultimo il lancio di STS-126 in notturna.

                                                     Buona visione!

 

Il Viaggio

Iniziamo quindi con il giorno 0, quello che ha visto la mia partenza dall'aeroporto di Verona e quella dei miei tre compagni di avventura da quello di Milano Malpensa. Il nostro ritrovo era fissato direttamente all'aeroporto di Orlando, dove i nostri rispettivi voli (il mio con scalo a Francoforte e quello degli altri a Philadelphia) sono arrivati in perfetto orario. Abbiamo noleggiato una autovettura e ci siamo diretti al Radisson Resort at the Port di Cape Canaveral, lo stesso hotel scelto dalla ASF per domiciliare i suoi astronauti, e già  per questo ci sentivamo in paradiso. Il tempo di scaricare i bagagli e tutti a nanna, dal momento che la mattina successiva ci aspettava il primo incontro con gli astronauti sotto forma di una sessione di autografi. Ma questo lo racconterò nella cronaca del giorno 1. Ora un po di foto per scaldare gli occhi.

DAY 1 - Kennedy Space Center

L'ingresso del Radisson. Sono le 20:20 ora locale, ma le 2 e 20 del mattino per il nostro orologio biologico e siamo tutti "cotti". Assegnateci le camere svuotiamo le valigie e dopo una rapida doccia si va a dormire, sognando il giorno dopo.

La piscina deserta (sono le 7 e 53 del mattino) dell'albergo. Ci eravamo ripromessi di farci un bel bagno, ma purtroppo non ne abbiamo mai avuto il tempo. Parcheggiamo sotto Wally Schirra, che ci porterà fortuna anche per i giorni successivi. Sono le 8 e 52 e siamo in perfetto orario, visto che il KSCVC apre alle 9. Come si sa in America si possono personalizzare le targhe, e questa ha naturalmente attirato la nostra attenzione. Il cielo si sta rannuvolando, ma l'importante è che sia bel tempo il giorno del lancio. La temperatura invece è più che gradevole. Sembra fine agosto. Finalmente siamo dentro! Sono le 9 e 29 (abbiamo perso un po' di tempo per farci un pass annuale con tanto di foto) e nella piazza del KSCVC fa bella mostra di sé un mockup della capsula Orion. Il Visitor Complex è ancora semi-deserto, e la Orion si staglia davanti allo Space Shop di cui diventeremo ben presto assidui visitatori e clienti!
Ora però si fa sul serio. Ci avviamo verso la sala dei nostri sogni, che si trova all'interno dell'edificio in cui vengono mostrate le prime missioni spaziali, vicino alla spianata dei razzi. Chi é già stato al KSCVC si saprà certo orientare.

 

In pratica la cosa si svolge così. Ci sono dei tavoli dietro i quali sono presenti gli astronauti, ognuno con la propria assistente. A fronte di un contributo economico, che varia da astronauta ad astronauta (il più costoso è Aldrin, i meno costosi alcuni astronauti shuttle) ci si può fare autografare qualsiasi cosa. Il ricavato verrà interamente devoluto in borse di studio per studenti americani nelle materie collegate alla ricerca scientifica. Nella stessa sala si possono anche fare delle offerte per un asta di memorabilia (la più vistosa delle quali riguarda un giubbetto indossato da Pogue sullo Skylab) sempre pro borse di studio.
Ecco Alfred Worden, con il quale stringeremo un quasi rapporto di amicizia. (Non ditelo a nessuno ma abbiamo avuto il suo biglietto da visita con tanto di cellulare e indirizzo mail). David Scott, il primo uomo a guidare il Lunar Rover sul suolo selenico. A questo punto i nostri piedi erano ben sollevati dal pavimento. Andrew Allen e Thomas Jones, due grandi del programma STS che però vicino ai mostri del programma Apollo quasi scompaiono.

        

da sx. Frederick Gregory, Mike Mullane e Jack Lousma veramente cordiale si è intrattenuto molto con noi. L'unico a comandare una missione Shuttle con atterraggio a White Sands. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui, ci ha riferito di essere stato amico di Cheli e di averlo convinto ad entrare nel programma spaziale dell'ESA. Cheli voleva pilotare la navetta Hermes che come noto non ha mai visto la luce. Ci ha chiesto che fine ha fatto Cheli e Paolo gli ha detto che è tornato in aeronautica per collaudare l'Eurofighter.

Charlie Duke, Apollo 16. Una persona semplicemente straordinaria. Sempre sorridente e disponibilissimo. Fra tutti quelli che ho incontrato è quello che mi ha impressionato di più, per la sua umanità ed i modi gentili. Veramente un grande uomo, che ha fatto cose straordinarie, come quello che considero il più bel gesto dell'intero programma Apollo. Ha posato sulla superficie lunare la foto della sua famiglia, ha scattato alcune foto e l'ha lasciata lassù. Un gesto di una tenerezza immensa, che riflette il suo carattere. 

Tom Hanks. Ooops, scusate. Jim Lovell, mister Apollo 13.  Nella sala che ospitava l'evento é successa una cosa incredibile, a non più di un metro e mezzo da noi. Fred Haise, suo compagno di disavventura nella famosa missione, era seduto accanto a lui quando alzandosi ha inavvertitamente urtato il cartello che indicava il nome e le missioni di Jim. Il cartello é precipitato addosso a Lovell il quale liberandosi dalla "morsa" del cartello ha esclamato "Houston, we have a problem". Potete immaginarvi come sono rimasti i presenti, semplicemente pietrificati. Ci siamo dati pizzicotti a vicenda per essere sicuri di non sognare. Jim Lovell davanti a noi che pronuncia, in modo totalmente spontaneo e non preparato, la famosa frase. A questo punto il nostro viaggio ha assunto dei toni quasi leggendari, ma non sapevamo ancora cosa ci sarebbe aspettato per il giorno successivo, complice ancora Lovell.

Buzz Aldrin, sicuramente il pezzo più pregiato, come dimostrato dalle quasi due ore di fila per avere il suo autografo. La persona però non mi ha impressionato. Sempre schivo e quasi infastidito, probabilmente a causa dell'enorme pressione che deve sopportare data la sua immensa popolarità, soprattutto rispetto agli altri astronauti, conosciuti solo dai più fanatici e quindi più liberi di circolare senza doversi fermare ad ogni centimetro.  Alan Bean, moonwalker di Apollo 12. Lui si è dato all'arte con splendidi risultati. Indovinate il tema dei suoi dipinti?  

Nei piani originari la giornata terminava proprio con la sessione di autografi, ma grazie alle spiccate qualità di "pubbliche relazioni" che contraddistinguono noi italiani (io ed i miei tre compagni di viaggio eravamo tra l'altro gli unici rappresentanti dello "scarpone") ci siamo imboniti i responsabili dell'ASF che la sera in albergo ci hanno promosso il pass da gold a platinum, con potenziali pericolosissime conseguenze per le nostre coronarie, come avrete modo di vedere. Questa promozione ci ha permesso di prendere parte, la sera stessa, ad una cena informale assieme agli astronauti in una dependance dell'albergo.

Già dopo il secondo giorno gli astronauti sapevano che noi quattro eravamo "The Italian Guys" e ci salutavano quando ci incrociavano. Il terzo giorno non avremmo nemmeno avuto bisogno di alcun pass, dal momento che ormai ci conoscevano tutti e ci avrebbero lasciato entrare a "vista". Potenza del popolo latino e della faccia tosta di Luigi...

La serata si è conclusa. Sono le 21.15 ma siamo cotti (si tratta sempre delle 3 del mattino in Italia) e pronti a salutare tutti ed andarcene a letto. Malgrado la stanchezza faccio fatica ad addormentarmi. In tutto avrò dormito 4 ore. Le altre 4 le ho passate fissando il soffitto ad occhi sbarrati ripensando alla giornata appena trascorsa. Veramente incredibile quello che è successo con tutti quegli astronauti in giro che potevo toccare con mano. Un vero sogno per un appassionato come me. E chissà cosa mi avrebbe riservato la giornata successiva. Il programma prevedeva un tour del KSC a bordo di un bus con accompagnamento di un astronauta a sorpresa. Tutto questo al mattino. Al pomeriggio dovevamo assistere ad un air show dal NASA causeway anche in questo caso con un astronauta. Quello che è successo veramente ha ancora una volta superato le nostre aspettative. Cose incredibili.

DAY 2 - Kennedy Space Center

Siamo al giorno 2, quello che ricorderò in assoluto come il più eccezionale di tutti per quello che è successo nel pomeriggio. Già dalle prime ore del mattino si capisce che sto vivendo in una specie di favola. Sono nella lobby dell'albergo tentando di avere banda sufficiente (il collegamento wireless fa veramente schifo) per collegarmi in rete quando mi passano davanti Scott e Cernan che si recano a fare colazione. Li guardo passare e mi chiedo se quello che sto vivendo è vero.
Tornando in camera per depositare il notebook incrocio Cunningham che mi dice buongiorno in italiano (ormai mi riconosce e sa da che nazione provengo).
A colazione io ed i miei compagni di viaggio ci guardiamo attorno e rileviamo che circa un quarto dei presenti ha camminato sulla Luna!!! A questo punto non sappiamo più cosa dire. Mangiamo come se nulla fosse, pregando che questo sogno non finisca mai. Non scattiamo fotografie per rispetto della privacy.

Endeavour a pochi giorni dal lancio è pronta sulla rampa 39A.

Come dicevo la mattinata è riservata ad un tour del KSC assieme ad un astronauta, che scopriremo essere Al Worden.
Poi passiamo vicino ad un crawler. Poi il pullman passa,  molto vicino alla rampa 39B.  Finalmente ci fermiamo e possiamo scendere, in una piazzola vicino all'Oceano chiamata Camera A/B Stop posta fra le due rampe. Ho calcolato con Google Earth che ci troviamo a solo 1,5 km dalla 39A, dove c'è la navetta Endeavour a pochi giorni dal lancio. Da qui abbiamo potuto fare delle foto decenti alle due rampe.

L'immancabile foto ricordo "vicino" alla Endeavour. Vi confesso che ero prossimo alle lacrime dall'emozione.  Mai così vicini ad uno Shuttle!

Dopo la fermata al Camera A/B Stop ripartiamo per "visitare" (anche qui non si scende dal pullman) la SLF (Shuttle Landing Facility) Con la torre di controllo della pista.

Air Show con gli  astronauti

Come già detto, il programma pomeridiano prevedeva di assistere dal NASA Causeway ad un air show che avrebbe visto come attrazione principale le Blue Angels, la pattuglia acrobatica della US Navy. Oltre a questo sapevamo di essere in compagnia di un astronauta, ma nulla più. Arrivati sul posto ci siamo resi conto che la zona a nostra disposizione era completamente transennata e separata dai "comuni mortali", con un tendone per ripararci dal Sole provvisto di tavole e sedie, gabinetti riservati, cibo e bevande a volontà e sedie all'esterno del tendone per assistere allo show.  Devo dire che gli americani sono molto rispettosi. Nessuno ha tentato di scavalcare, malgrado le molte ore passate sul prato e la totale assenza di un servizio d'ordine. Chissà cosa sarebbe successo in Italia.

Ad uno ad uno cominciano ad arrivare tutti gli astronauti della ASF (con l'eccezione di Cernan che è tornato a casa). Il battito cardiaco comincia ad aumentare al pensiero di ritrovarci sotto la stessa tenda con questi uomini che hanno fatto la storia del programma spaziale americano.

Ed ora la cosa che ha cambiato la vita di tutti noi. Essendo arrivati fra i primi, ci siamo presi un tavolo tutto per noi. Uno degli ultimi astronauti ad arrivare è stato Jim Lovell con la sua segretaria. Ormai i posti erano quasi tutti occupati ed il comandante di Apollo 13 ci ha chiesto se poteva sedersi al nostro tavolo! Ma che domande sono??? Deve sedersi. Immaginatevi la scena. Noi che siamo andati in Florida per sperare di avvicinarlo...ci ritroviamo a fare uno spuntino in stile picnic americano con Jim Lovell!

A rendere ancora più surreale la cosa ci ha pensato la sua segretaria che compone un numero sul suo cellulare e lo porge a Giovanni!! Dall'altra parte del "filo" c'è il genero che parla perfettamente italiano e scambia due chiacchiere con Giovanni. Visto che ormai siamo entrati in confidenza non ci facciamo nessun problema ad auto invitarci nel ristorante che Lovell possiede nell'Illinois. Jim naturalmente risponde che ci aspetta!
Ormai stiamo vivendo in un'altra dimensione ed ogni occasione è buona per spingere ancora oltre il nostro rapporto di "confidenza". Vedendo che Lovell scatta alcune fotografie ai presenti con la sua fotocamera digitale gli chiediamo di farci una fotografia. Jim accetta di buon grado (che persona eccezionale!!) e così sul suo album, subito dopo la foto che ha scattato al collega Aldrin (seduto nel tavolo dietro al nostro) ci siamo noi quattro.
Questo momento rappresenta il culmine di una giornata surreale, che avremmo voluto non finisse mai. In realtà un altro evento eccezionale si sarebbe verificato di li a poco, rendendo veramente unico ed irripetibile quel pomeriggio, di gran lunga il più bello della nostra vita. (di appassionati).

In condizioni "normali" avrei passato il pomeriggio con il naso all'insù per vedere le evoluzioni di F16 e F18 (come quello nella foto), ma devo confessare che quel pomeriggio dell'air show non me ne poteva fregare di meno. Il vero "show" era sotto il tendone e sul prato adiacente.

Ed ora l'evento che ci ha dato la mazzata finale. Uno di noi si è accorto che c'erano tre moonwalker a colloquio (Duke, Aldrin e Bean) ed allora giù con le fotografie.  A questo punto, la storia si compie! Alla signora Aldrin (donna dalla fortissima personalità) viene un'idea geniale... Perché non raccogliere anche tutti gli altri astronauti e già che ci siamo fare una foto di gruppo? Ecco che quindi comincia la chiamata a raccolta.

 

Altra inquadratura dei magnifici tredici. Per la cronaca erano le 14:15 (ora locale) di sabato 8 novembre 2008. Un momento che rimarrà scolpito per sempre nella memoria dei presenti. Credo che siamo stati testimoni di un evento eccezionale, anche considerata la assoluta improvvisazione della cosa. Onestamente non trovo le parole adatte per descrivere la situazione, quindi lascio parlare le immagini.

Ecco il summa di tutto. Tredici astronauti, da sinistra a destra Stafford, Scott, Duke, Lovell che nasconde completamente Bean (visibile però in altre foto), Brand, Aldrin, McBride, Mitchell, Worden, Hartsfield ed accucciati Carpenter e Cunningham. Per la cronaca sono rappresentate le seguenti missioni: Mercury 7, Gemini 7, Gemini 6A, Gemini 8, Gemini 9, Gemini 12, tutte le missioni Apollo dalla 7 alla 16, ASTP, Skylab II, STS 4, STS 5, STS 41-B, STS 41-D, STS 41-G, STS 61-A e STS 35.

Per gli amanti delle statistiche, come il sottoscritto, significa che in circa 4 metri quadrati erano rappresentate il 50% delle missioni Gemini e il 91% di quelle Apollo. Erano inoltre presenti il 42% degli uomini che hanno camminato sulla Luna ed il 56% di quelli ancora in vita. Il tutto in questa singola fotografia! Irripetibile.

Ritorniamo poi con i piedi per terra per assistere ad uno spettacolo più "normale", l'esibizione delle Blue Angels.

Chiusura in parata. Da assoluto profano devo dire che rispetto alle nostre Frecce Tricolori le Blue Angels sono decisamente "scarsine" dal momento che impiegano solo 5 aerei (la metà della PAN) e la maggior parte degli esercizi vengono svolti da due soli velivoli.

Finisce così un pomeriggio storico, ma la giornata prevede ancora ben due  incontri con gli astronauti. Il primo per una foto ufficiale di ciascuno di noi con una rappresentanza di loro ed il secondo con una cena di gala che chiuderà l'asta di beneficenza di cui ho parlato nella cronaca del giorno 1.

Anche alla cena mi sono portato la fotocamera digitale ma alla fine ho scattato solo una manciata di fotografie, sia per la stanchezza sia per non abusare troppo della già straordinaria disponibilità di questi uomini. Ho cenato allo stesso tavolo di Gunter Wendt, Pad Leader di tutte le missioni spaziali americane dal programma Mercury a quello STS. Ho chiesto a Gunter qual'è stata la sua ultima missione e lui mi ha risposto che aveva lasciato nel 1989. Come vicina di sedia avevo sua figlia Norma, persona veramente deliziosa con la quale sto parlando in questa fotografia che vede in primo piano proprio Gunter purtroppo recentemente scomparso.

Dopo la cena ed i ringraziamenti di rito da parte di Worden (chairman della ASF) e della signora Lynn si è tenuto un divertentissimo siparietto con protagonisti Lovell e Bill Dana.  Devo dire che il comandante di Apollo 13 si è rivelato una persona incredibilmente umoristica. Veramente un grande uomo.

Termina quindi una giornata lunghissima ed intensissima, che ricorderemo sempre come fra le più belle della nostra vita. Anche in questo caso, come la sera prima, ho passato mezza nottata sveglio a ripensare a quanto successo, consapevole che una cosa del genere non mi capiterà mai più. La giornata successiva avrei comunque rivisto gli astronauti per  una seconda sessione di autografi alla Debus Facility del KSCVC.

DAY 3 - domenica 9 novembre.

La mattina a colazione viviamo un altro bellissimo momento, con gli astronauti seduti tutto attorno con i quali ci scambiamo il buongiorno. Fred Haise entrando nella sala mi strizza l'occhio (un altro istante che non dimenticherò facilmente) ed io cerco di non pensare che si tratta del pilota del modulo lunare di Apollo 13, ma solo di una persona che è lì per fare colazione. L'unico rammarico riguarda l'insufficiente conoscenza dell'inglese. Questo mi ha impedito di chiacchierare a ruota sciolta con gli astronauti, magari chiedendo aneddoti sulle loro missioni ed un'altra decina di migliaia di cose! Comunque già il fatto di poter parlare loro senza prima presentarmi, ma quasi come un amico, è qualcosa che va ben aldilà delle mie più rosee aspettative.  Arriviamo alla Debus con un po' di anticipo e così abbiamo il tempo di visitare l'edificio, dove vengono mostrati i primi programmi spaziali

Ed ora il pezzo forte dell'intera esposizione. La capsula utilizzata nella missione Gemini 9 da Stafford e Cernan tra l'altro entrambi presenti alla AS. Vista complessiva dell'interno, piuttosto scarnificato (chissà chi si è tenuto i pezzi mancanti...)

Come due giorni prima entriamo nella sala degli autografi ma rispetto al venerdì precedente sembrano passati anni. La prima volta mi meravigliavo ad ogni passo che facevo e ad ogni astronauta che potevo vedere da vicino. Ora li guardo con un altro spirito, come se fosse normale che io mi trovi in quel luogo. Anche per gli astronauti non siamo più facce sconosciuta  e salutiamo tutti come se fossero vecchi amici.

Verso le 11:30 usciamo dalla sala per l'ultima volta. Abbiamo fatto incetta di fotografie ed autografi, conosciuto astronauti storici con alcuni dei quali abbiamo fatto amicizia. Naturalmente siamo consapevoli che fra qualche mese non si ricorderanno più di noi, ma con alcuni di loro resteremo tuttavia in contatto, visto che ci hanno dato il loro biglietto da visita. Comunque sia, finita la sbornia di astronauti è ora di visitare il luogo in cui ci troviamo, il KSCVC.

Un'altra chicca del nostro viaggio. Scott Carpenter posa sotto la copia del razzo che lo ha portato in orbita nel lontano 1962.

Si fa sera, e ora di andare per evitare di essere chiusi dentro il Kennedy Space Center! Come sempre siamo i primi ad entrare e gli ultimi ad uscire. Domani sarà un'altra grande giornata.

DAY 4  - lunedì 10 novembre.

Astronaut  Hall of Fame Titusville

Come si può notare da questo cartello esposto nella Hall of Fame, si può comprendere meglio la malinconia che attanaglia Haise quando è in mezzo ai suoi colleghi più "fortunati".  Nei piani originari doveva essere il primo uomo ad andare per due volte sulla Luna, ed invece non ci è andato neanche una volta!

Particolare del portello. Infilando la mano tra due protezioni di vetro siamo riusciti a toccare con un dito il maniglione che si vede a sinistra (quello riflesso nel vetro stesso). Un'altra emozione fortissima di questo viaggio.

La Hall of Fame custodisce "reliquie" di valore elevatissimo, come la tuta indossata da Grissom nel suo volo suborbitale con la Mercury 4.

Marco, Giovanni e Paolo nel parco della Hall of Fame posano davanti alla replica dello Space Shuttle.

DAY 5 - martedi 11 novembre.

Con la visita alla Hall of Fame si chiude il giorno 4 in quanto ci concediamo un po di riposo visti i ritmi frenetici dei giorni precedenti. Per quanto riguarda il giorno 5, martedì 11 novembre, quello che precede la nostra partenza per Washington lo abbiamo dedicato alla visita "classica" del KSC, senza i pass speciali a cui eravamo abituati. Questo è stato anche il nostro ultimo giorno presso il Radisson Resort visto che al ritorno da Washington ci trasferiremo a Titusville (per il lancio della STS 126 c''è già il tutto esaurito in zona e bisogna quindi spostarsi un pochino più a nord).

La giornata inizia con una colazione abbondante. La sala da pranzo ormai deserta, ma fino a due giorni prima gremita di astronauti.  La prima tappa del tour è alla gantry, che permette di apprezzare da vicino le dimensioni di un SSME.  Dall'alto si ha una bella vista sul VAB, su alcuni OPF e sul Crawler che giorni prima avevamo potuto vedere solamente da dentro il pullman. Mancano 81 ore al lancio e sarà l'ultima volta che "vedremo" la navetta da così vicino.  La tappa successiva è il grande edificio dove è conservato un Saturn V. Prima di fare il nostro ingresso per vedere il gigante, assistiamo ad uno show eccezionale. La simulazione del lancio di una missione Apollo in una ricostruzione perfetta della sala di controllo.  Eccoci quindi al cospetto del più grande razzo che gli USA abbiano mai costruito e che ha reso possibile il sogno degli sbarchi lunari.  L'interno del grande edifico è a mio avviso organizzato benissimo, con i vari stadi del Saturn V ben separati e i loghi di tutte le missioni Apollo sulla destra che lo accompagnano per tutta la lunghezza e oltre.

All'interno dell'edificio si può assistere ad un'altra simulazione, quella dell'allunaggio. Molto bella anche questa, anche se la mia preferita resta quella del decollo nella sala di controllo. Assolutamente realistica (si sentivano persino sbattere le vetrate dietro di noi, come accedeva nella realtà).

Roccia lunare riportata a Terra da Apollo 17. Se fosse saltata la luce (cosa che ci è davvero successa mentre eravamo nella Hall of Fame) il pezzo avrebbe raggiunto l'Italia e sarebbe in libera mostra a casa di qualcuno di noi!

L'ultima tappa del tour guidato riguarda l'edificio dove vengono effettuati i controlli finali e l'integrazione dei moduli (pressurizzati e non) destinati alla ISS. Sulla strada passiamo per l'ultima volta vicino al VAB e mi viene spontaneo un pensiero. La prossima volta che verrò da queste parti ci voglio entrare, anche se mi accontenterei del centro di controllo del lancio.

Nella parte più alta di questo edificio (quella centrale visibile nella foto) c'è l'ufficio del fresco direttore del KSC Bob Cabana, insediatosi solo il mese prima. (foto 01)

La SSPF (Space Station Processing Facility). (foto 02)

Prima di entrare nel "sancta sanctorum" ci fanno fare un po' di anticamera in una grande stanza dove sono esposti dei mockup di moduli pressurizzati. Eccone uno. (foto 03)

Visito frettolosamente la sala dei mockup (giunto a questo punto non è ai primi posti del mio interesse) e mi avvio sulla passerella che ci collega con la sala dove si trovano i pezzi veri! (foto 04)

Finalmente posso ammirare con i miei occhi la sala che tante volte ho visto su NASA TV o sui Video Feeds del KSC. Anche qui l'emozione è fortissima e mi sento orgoglioso di essere italiano, visti gli stendardi che ho davanti. (foto 05)

Sotto di me c'è Raffaello e di fronte si lavora alla sezione esterna del modulo giapponese Kibo, che è stato portata in orbita nel luglio 2009. (foto 06)

Due ingegneri giapponesi al lavoro. (foto 07)

Sotto i miei piedi si vede il "nido" di Leonardo, che in quel momento si trovava nella stiva della Endeavour, ed in secondo piano il modulo Cupola. (foto 08) Un'altra vista del MPLM Raffaello. (foto 9) Primo piano di Cupola. (foto 10)

 
 

La giornata è terminata, dopo aver assistito a due spettacoli IMAX, speso una fortuna allo shop ed aver provato "l'ebbrezza" di un lancio STS al simulatore. A proposito di quest'ultimo, quando si è aperta la stiva una volta raggiunta l'orbita è apparsa l'Italia. Quasi come fosse un tributo al nostro viaggio.

Il giro con il bus volge al termine. Un'ultima emozione mi pervade pensando che attraverso questa porta sono passati tutti i moduli (ad esclusione di alcuni russi) che compongono la ISS. (foto 01) Scesi dal bus abbiamo il tempo di gironzolare. Naturalmente non poteva mancare un modello in scala della ISS. Giuro che la coppia di pannelli solari mancanti non l'ho presa io! (foto 02) un altro po' per il Visitor Complex. Non poteva mancare una visita ai caduti del programma spaziale. Purtroppo la posizione del Sole ed i relativi riflessi ha impedito di fare delle foto decenti. (foto 06) Una bella Luna fa da sfondo ai tre componenti principali del sistema STS. (foto 03) Paolo Baldo, Luigi Pizzimenti e Marco Borgini salutano prima di entrare nel simulatore. Per la prima volta nella storia 3 italiani insieme all'interno dello  Space Shuttle! (foto 4) Rimaniamo al Visitor Complex fino alla chiusura, con il Sole ormai bassissimo sull'orizzonte. (foto 05) Ora tutti a nanna perché ci aspetta una levataccia per prendere l'aereo che ci porterà  a Washington. (foto 06)

DAY 6 - mercoledì 12 novembre.
Washington Smithsonian Museum and Arlington Cemetery

Il giorno 6, mercoledì 12 novembre, ci vede in piedi prestissimo per raggiungere l'aeroporto di Orlando in tempo per prendere l'aereo che ci porterà a Washington. Il decollo avviene alle 8 di mattina. (foto 06) Nella capitale il clima è ben diverso da quello della Florida e non c'è dubbio che siamo in autunno inoltrato. (foto 07)  Foto di rito davanti al Capitol. Forse non si nota ma eravamo intirizziti dal freddo. Noi uomini del "sud" non siamo abituati a queste temperature.

Mancano 20 minuti a mezzogiorno quando raggiungiamo finalmente la Mecca di tutti gli appassionati di astronautica, il National Air and Space Museum.  Già all'ingresso si capisce perché il museo sia così importante. Fanno "bella" mostra di sé (in realtà l'esposizione è pessima per chi vuole fare foto, inglobate in un sarcofago di plexiglas) le tre capsule simbolo dei programmi Mercury, Gemini e Apollo. Si comincia con la Friendship 7 di John Glenn. (foto 10) Particolare dell'interno della Gemini IV (foto 11)

E infine Sua Maestà il modulo di comando di Apollo 11.  In questo caso l'interno si riesce solo ad intravedere. Vista l'importanza storica dell'oggetto io avrei preferito un altro tipo di esposizione, transennando la zona (per impedire a delle persone venute dall'Italia di smontarla pezzo per pezzo!) ma senza plexiglas attorno che non permettono di vedere alcunché. Era esposta molto meglio la capsula di Apollo 14 a Titusville.

Uno dei moduli lunari costruiti e mai utilizzati (LM-2) nel programma Apollo.  Pannello strumenti del modulo di comando delle missioni Apollo utilizzato nell'addestramento degli astronauti. (foto 12). Ecco come si presenta l'atrio principale. In alto a sinistra la Mercury, a destra la Gemini ed in primo piano Apollo 11. Fra le due capsule "piccole" si trova una colonna in cui è possibile toccare un frammento di pietra lunare. (foto 13)

Ed ora i pezzi più pregiati in assoluto. Ovviamente grande spazio è dedicato alle tute utilizzate durante le missioni spaziali. La tuta indossata da Aldrin sulla superficie lunare! (foto 01)

La tuta di Cernan Comandante di Apollo 17 (foto 02)

Il famoso gilet indossato da Gene Krantz durante la missione Apollo 13. (foto 03) Replica perfetta del LRV. (foto 04)  Modello dell'ASTP. (foto 05)

La tuta utilizzata da Scott durante le sue EVA lunari. (foto 06)

Particolare dei connettori disposti in diagonale per le space suits A7LB utilizzate a partire da Apollo 15.  (foto 07)

Altro pezzo storico. Modulo di comando di Skylab 4. (foto 08) La tuta utilizzata da Glenn durante il suo primo volo orbitale. (foto 09)

DAY 7 - GIOVEDI' 13  novembre.

Il  celebre monumento attorniato da 50 bandiere a stelle e strisce (tanti quanti sono gli stati dell'unione). (foto 01)
Dalla base dell'obelisco si gode una bella vista sul retro della Casa Bianca. (foto 02)
Ed anche sul Lincoln Memorial ed il celebre "fontanone" immortalato in molti film fra cui Forrest Gump. (foto 03)
Avendo ormai appagato i nostri occhi per quanto riguarda le cose di spazio e vista la brutta giornata decidiamo di concluderla facendo shopping (alias regali a mogli e fidanzate) in un centro commerciale (il famoso Macy's) riservando la visita ai principali monumenti e luoghi di interesse al giorno dopo.

Purtroppo il meteo è ancora peggio del giorno prima e piove. Ci facciamo portare in taxi davanti alla Casa Bianca dove scattiamo una manciata di fotografie tanto per dire Ok l'ho vista.(foto 04) Poi ci ripariamo nuovamente nel taxi e ci facciamo portare al cimitero di Arlington.
In questo cimitero sono sepolti quasi tutti gli astronauti NASA. Due (Grissom e Chaffee) dei tre astronauti periti nell'incidente di Apollo1. (foto 05)
Il problema è che le lapidi sono tutte uguali (eccetto naturalmente i nomi scolpiti) e non c'è alcun cartello che indichi le due sepolture. Conosciamo il settore ma ci vorrebbe comunque del tempo per trovarle e noi siamo sotto una specie di nubifragio e senza ombrelli. (foto 06) Prendiamo quindi una drastica decisione. Visitiamo solo le due tombe più famose (e segnalate), quelle di John e Robert Kennedy. La visita ad Arlington rimarrà l'unica cosa andata male del nostro viaggio. Abbiamo passato più tempo ad asciugarci all'interno della struttura che funge da ingresso che non nella visita stessa. Visto che ormai non c'è nessuna possibilità che smetta di piovere annulliamo i nostri propositi di visitare altri luoghi e decidiamo di tornarcene in albergo. Fatti i bagagli raggiungiamo l'aeroporto dove riusciamo ad imbarcarci su un volo precedente rispetto a quello da noi prenotato (non vediamo l'ora di tornare al caldo della Florida). Il nostro pensiero ora è rivolto al giorno successivo, quello del lancio della STS 126.

DAY 8 - VENERDI' 14  novembre.

Siamo ormai giunti al termine della nostra vacanza, con un ultimo task ancora da compiere, assistere al lancio della STS 126. Appena ci svegliamo diamo un'occhiata al sito NASA che indica un 70% go per il meteo. Siamo quindi fiduciosi. L'appuntamento con il pullman della Gray Line è alle ore 11 presso il parcheggio del supermercato K-Mart di Titusville, a pochi minuti di macchina dal nostro hotel.
Sul pullman apprendiamo una buona notizia. Saremo "scaricati" al Visitor Complex dove potremo rimanere fino alle 17. Poi tutti nuovamente sul bus per raggiungere il NASA Causeway. Avevamo già messo in conto di dover rimanere sul lungo prato per moltissime ore, ed invece ce la caveremo con tre ore o poco più. Io faccio un'ulteriore considerazione. Prima di partire avevo letto da qualche parte che il giorno del lancio il Visitor Complex rimane chiuso e quindi spiego ai miei amici che avremo l'opportunità di averlo tutto per noi o quasi. Mai considerazione fu più sbagliata!
Arrivati al parcheggio ci rendiamo conto che deve esserci un sacco di gente, altro che Complex chiuso. Non abbiamo mai visto così tante autovetture e pullman riempire il parking. Una volta all'interno constatiamo che effettivamente il Complex è strapieno di persone, come mai avevamo visto prima di allora, e c'eravamo stati ben 4 volte.
Poco male. Siamo qui per il lancio e l'importante sia che vada bene quello. Passiamo il tempo gironzolando per un luogo che ormai conosciamo come le nostre tasche, facciamo uno spuntino, e già che ci siamo incontriamo un altro astronauta, tanto per non perdere l'abitudine. Allo shop è infatti presente Tom Jones intento a firmare alcune copie del suo libro Sky Walking. Manco a dirlo ne acquistiamo anche noi una copia e ce lo facciamo firmare con dedica. Siamo anche deliziati del fatto che Tom si ricorda di noi e sia sorpreso che fossimo ancora in Florida.

Arrivate le 17 ci imbarchiamo nuovamente sul pullman e dopo quasi un'ora di attesa ci dirigiamo verso il NASA Causeway. Un'altra cosa che proprio non mi aspettavo, oltre alla marea di gente che è venuta per assistere al lancio, era di trovare moltissime autovetture parcheggiate lungo il Casueway, dimostrazione del fatto che molta gente è venuta in macchina. Per quello che sapevo io, l'unico modo di raggiungere questo posto era a bordo dei bus della NASA o delle agenzie autorizzate, come la Gray Line. Mistero.
Il nostro pullman è uno degli ultimi ad arrivare e ci lascia quasi in fondo al Causeway. Ma in fondo è meglio così visto che fra noi e la rampa non c'è nessun ostacolo che ne impedisca la piena visione (dal punto dove eravamo per l'air show la rampa era quasi totalmente nascosta da una lingua di terra).
Le circa due ore e mezza che ci separano dal lancio scorrono velocissime ma abbiamo il tempo di consumare una cena frugale a base di hot dog (devo dire che gli americani sono molto ben organizzati in tal senso). Per potermi godere il lancio nel migliore dei modi avevo deciso, ancor prima di partire, di non scattare alcuna fotografia, lasciando la testimonianza dell'evento nelle mani di Marco che avrebbe effettuato una ripresa con la sua videocamera. E così è stato.

Non c'è quindi alcuna foto del lancio. C'è solo il filmato, che per fortuna è venuto bene. Per quanto riguarda le mie impressioni ce ne sono due che prevalgono sulle altre, una se vogliamo negativa e l'altra senza dubbio positiva. La prima riguarda il rumore che accompagna il decollo. Purtroppo 10 km sono tanti ed il suono arriva, seppur forte e chiaro, più attenuato di quanto pensavo, e soprattutto di quanto desideravo. La grande distanza contribuisce naturalmente anche al ritardo con cui arriva il suono rispetto a quello che vedono i nostri occhi. Questo ritardo, che a mio avviso è psicologicamente considerevole pur se parliamo di una manciata di secondi, toglie un po' di spettacolarità.
La cosa che invece mi ha impressionato di più e che non mi aspettavo neanche lontanamente è stato poter seguire l'intera salita fino al MECO. La luce dei tre motori principali è sempre stata visibile, seppure verso la fine "solo" come un puntino non molto luminoso. Mi resterà sempre impresso l'istante dello spegnimento dei motori, che si apprezza magnificamente, come se guardando una stellina questa all'improvviso si spegnesse! Veramente molto emozionante.

La nostra avventura è quindi terminata nel migliore dei modi e siamo felici, anche se ci sono volute più di due ore per tornare alla nostra macchina a causa del traffico completamente bloccato. Non so perché, ma dentro di me non mi aspettavo che così tante persone fossero interessate a vedere un lancio dello shuttle.

Il lancio di  STS-126

Paolo intento a trovare la giusta esposizione per immortalare la navetta prima del suo decollo. Il cavalletto sarà poi utilizzato per la ripresa con la videocamera.

Questa è la foto migliore che siamo riusciti  ad ottenere da 6 miglia di distanza.

http://www.nasa.gov/mp4/290695main_ksc_111408_sts126_launch.mp4

Non sarà facile dimenticare questo nostro primo viaggio insieme alla scoperta dei luoghi che hanno fatto la storia dell'astronautica ei fantastici  momenti passati insieme agli astronauti delle missioni Apollo. State certi, torneremo!  Segue...

Testi: Paolo Baldo e Luigi Pizzimenti  Fotografiie: Paolo Baldo, Giovanni Colombo, Marco Borgini e Luigi Pizzimenti
 

 

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