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Lovell mi ha
riferito che lui non è particolarmente dispiaciuto per la
missione Apollo 13, nonostante il fatto che l'esplosione di un
serbatoio di ossigeno a quasi 300,000 km. dalla Terra gli costò
la Luna e quasi la vita!
Lovell: "C'è stata
data la possibilità di esercitare realmente le nostre capacità e
i nostri talenti per evitare un evento catastrofico e tornare a
casa in sicurezza. Ecco perchè ho pensato che Apollo 13 è stato
un vero banco di prova per i piloti."
Fred Haise al
contrario ha rivelato sentimenti diversi: "La nostra missione è
stata un fallimento... Voglio dire non c'era niente da fare. Non
c'è dubbio è stata una buona prova di affiatamento che ci ha
salvato da una brutta situazione, ma allo stesso tempo, rispetto
alla missione prevista è stato un fallimento".
Sempre Haise: "La
sensazione che ho provato per diversi mesi dopo il volo è stata
la delusione cocente...Quando è avvenuta l'esplosione è stata
un'emozione incredibile con una grande sensazione di
affondare...La più grande delusione della mia vita".
Haise mi ha
riferito che il trauma di Apollo 13 è cominciato anche prima del
decollo, quando a pochi giorni dal lancio Ken Mattingly è stato
escluso dal volo a causa di una "sospetta" rosolia e sostituito
con la riserva Jack Swigert.
Haise: "Il
cambiamento dell'equipaggio è stato di per se emozionante, hai
una squadra, si è lavorato insieme per un lungo periodo, e ora,
all'ultimo momento si sta perdendo parte della squadra".
Dopo l'esplosione,
gli astronauti hanno dovuto sopportare un calvario di quattro
giorni in cui hanno lottato per raggiungere la Terra. Con
l'aiuto di migliaia di controllori di volo, ingegneri e
dirigenti della NASA, che hanno lavorato giorno e notte per
escogitare la procedure necessarie per il ritorno sicuro degli
astronauti.
Lovell: "Molte
delle istruzioni su cosa fare sono giunte ovviamente dalla
Terra, ma eseguirle è un'altra cosa...quando sai che è in gioco
la tua vita! E questo è in sostanza quello che stava accadendo
durante Apollo 13." Sorprendentemente, Lovell era sereno e non
si sentiva come se stesse guardando in faccia la morte...
Lovell: "Penso che
fino a quando abbiamo avuto la possibilità di tornare a casa, si
lavorava sul lato positivo, non su quello negativo. Non abbiamo
mai avuto la sensazione di essere con le spalle al muro, dove
non c'erano più idee o altro da provare o nessuna soluzione
possibile. Non si è mai arrivati al punto critico".
Haise: "Se
avessimo cercato di attivare il Modulo Lunare e questo non si
fosse attivato, allora in quel preciso momento avrei saputo la
verità: Siamo morti! Ma non abbiamo mai provato nulla di simile
il LM si accese e fece egregiamente il suo dovere, salvandoci la
vita".
Ma cosa sarebbe
accaduto se le cose fossero andate diversamente? Come avrebbero
affrontato la certezza di diventare i primi uomini a morire
sperduti nello spazio?
Lovell: "La nostra
idea era, se ogni speranza fosse stata perduta, se avessimo
perso la Terra e ci fossimo trovati su un'orbita intorno al
Sole, se avessimo superato la velocità di fuga dalla Luna... La
mia idea era quella di tenere duro fino al momento che le
opzioni di salvezza si fossero esaurite e poi avremmo deciso,
sapevamo quello che dovevamo fare... La gente mi chiede spesso
perchè non avevamo delle pillole per suicidarci o qualcosa di
simile. Non avevamo le necessità di pillole o altro, tutto
quello che dovevamo fare era aprire la valvola a gomito del
portellone. Forse avremmo deciso insieme il momento di morire
aprendo la valvola di sfogo dell'aria". Fortunatamente non
lo dovettero fare tutto andò per il meglio: Jim, Fred e Jack
tornarono sani e salvi per raccontarci la loro avventura,
entrando di diritto nella Storia dell'Astronautica!
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